SPIRIT IN DANCE

Da "Il Giornale di Vicenza" del 21 Marzo 2001


Il vangelo entra in discoteca
Un frate di Lonigo anima il sabato sera, i giovani accorrono
Se S. Agostino scriveva che cantare è pregare due volte, il trentasettenne frate Michael originario del New Jersey - ma vicentino a tutti gli effetti da 31 anni ed ora in servizio a Lonigo - sostiene che «danzare è una delle espressioni umane più profonde e che così si viaggia a vele spiegate verso Dio». 
Sulla via, a partire da S. Paolo, sono stati folgorati in molti. Su quella della dance le conversioni non sono mancate, a partire da Marco Zanin, il promoter che lavora al fianco del francescano inventore della discoteca cristiana. 
Verrà presentata tra qualche giorno a Villa Pigalle di Tezze sul Brenta: quattro serate per il primo tour di "Spirit of dance", che porterà centinaia di giovani del sabato sera a provare emozioni diverse. Tappe a Tezze, all’East Side di Padova, all’Expo di Altavilla.
Ha 37 anni e una passione irrefrenabile per la musica: il francescano Michael Daniels è convinto che si possa creare un’alternativa allo stordimento delle notti brave. Ci prova e ci riesce con la dance cristiana.
L’obiettivo? Avvicinare, con l’appoggio delle diocesi di Vicenza e Padova, le pecore che mancano. «E sono tante. In chiesa ben che vada viene un ragazzo su dieci - traduce in cifre fra Michael Daniels -. È la dimensione missionaria vera, tra la gente, che manca alla chiesa. E se oggi l’unico vero linguaggio universale è quello della musica, non si può non utilizzarlo. Le discoteche non sono luoghi del demonio, basta riempirle di contenuti. Il problema vero è che sono vuote, finalizzate solo a far consumare i ragazzi». Per quanto dice frate-dance non sarà di certo amato dai gestori dei locali che lui stesso vuol occupare: «Io paura non ne ho, minacce non ne ho mai ricevute. I giovani vanno aiutati a riappropriarsi di se stessi. E in discoteca succede esattamente il contrario - assicura il religioso -. Basterebbe che non facessero pagare cifre folli le consumazioni, che abolissero gli alcolici, che anticipassero gli orari di apertura e di chiusura». 
Funerali di vittime del sabato sera ne ha celebrati anche lui: gioventù di Lonigo e dintorni "bruciata" nello schianto di auto alle 4 di mattina. La discoteca di frate Michael apre alle 20.30 e chiuderà quattro ore dopo: tutti volontari in servizio, niente buttafuori («non ce n’è bisogno»), solo coca-cola e succhi, niente techno e punk, niente note che massificano. Ad animare dei gruppi pratici di gospel, uno di Torino e l’altro di Padova che insegnano a ballare e a fare coreografie. Qualche testimonianza di vita, poi ballo libero fino alla spaghettata di mezzanotte. «Gli esperimenti che abbiamo fatto a Padova e al Green planet di Arcugnano lo scorso anno - racconta il giovane frate - hanno funzionato. Hanno riempito la sala e la musica è stata l’occasione per parlare di Cristo. È chiaro che la musica è un approccio, ha il crisma della relatività: oggi è un mezzo di comunicazione con le giovani generazioni, domani potrebbe non esserlo più. Ma intanto usiamolo».E lo garantisce uno che di musica vive ma che in vita non ha mai posseduto un hi-fi fino a poco tempo fa, quando gli hanno regalato uno stereo usato. Fra Michael - che al convento di S. Daniele fa l’educatore dei ragazzi del seminario francescano - ascolta gregoriano, prevalentemente: frutto di due anni da postulante, uno da novizio e sei di studi teologici. Una vocazione adulta, maturata in una famiglia in technicolor: mamma francese con avi valdostani, papà militare statunitense, scuole coi fratelli a Vicenza, parrocchia di S. Andrea. Una passione per la danza irrefrenabile, manifestatasi durante le feste scolastiche e coltivata in occasione di recital e incontri dei movimenti carismatici cui Michael è stato a lungo vicino. «Ho sempre pensato che se re Davide nella Bibbia è descritto nell’atto di danzare davanti all’arca e che i salmi inneggiano al suono dei cembali, non può essere che il Signore non gradisce l’utilizzo del corpo - riflette ad alta voce -. Quando in confessionale un ragazzo mi ha descritto le sue esperienze del sabato sera, ho capito che non dovevo attendere». Esperienze umanizzanti, non devastanti: «Il divertimento può essere sano».Dai Canti medievali dell’estasi - che con le pasticche niente hanno a che spartire - di Hildegard Von Bingen, il frate-dance ha allargato gli spartiti al pop cristiano: nelle sue compilation i The WWMT, i Raze, i Nitropraise. Notissimi negli Usa, sconosciuti da noi. E ci si scatena nello stesso modo. Provare per credere. Frate Michael traduce il vangelo con la stessa praticità con cui avvicina le prostitute extracomunitarie e ne raduna dieci lungo la statale 11 per una pausa spirituale nel loro lavoro... stradale. I fatti contano - è la sua parola d’ordine - le parole volano. La sua tonaca resta alla fine l’unico segno di chiesa in un luogo laico dove i "pulcini di batteria" covano rabbie e speranze.