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I
LEGNANESI
Viva
l'Italia
Questo spettacolo celebra la grandeur dei Legnanesi, con scenografie e
costumi nuovissimi disegnati da Angelo Poli; chili e chili di piume per
far rivivere sulla scena il Lido di Parigi, fatto di soubrettone nostrane,
che scatenano entusiasmo e simpatia. La ricetta dei Legnanesi è
ridere e far ridere di se stessi, uomini vestiti da donna, con braccia
nerborute e voci corpose, ma mai uomini che fanno le donne. "Viva
L'Italia" percorre le strade della quotidianità, facendo ironia
pungente su politica e attualità, nel contesto del cortile preso
come punto di riferimento dal quale partire per ritrovare radici e tradizioni
che si concretizzano nel linguaggio dialettale lombardo.
Le coreografie sono curate da Luigi Sironi, etoile del Teatro alla Scala,
che simpaticamente e pazientemente dà vita ai grandi quadri coreografici.
Nonostante i suoi 52 anni la Compagnia dei Legnanesi, grazie ai preziosi
insegnamenti di Felice Musazzi e Tony Barlocco, conserva la sua freschezza
e simpatia; sono cambiati gli interpreti ma l'impostazione è la
stessa di allora.
Il ruolo della Teresa, che fu di Felice Musazzi, madre coraggio matriarca
del cortile viene ricordato da Angelo Mortarino, quello della Mabilia,
già di Tony Barlocco ragazza di belle speranze sedotta dal consumismo
da Lino Mario mentre il Giovanni marito succube, da Danilo Parini.
Il cortile: la Cornelia (Giuseppe Parini) e il Marcello (Libero Galimberti)
co fondatori della compagnia che erano presenti nel 1949, danno vita ai
loro personaggi con rinnovato entusiasmo; un altro beniamino del pubblico
è Rino Maraschi, che interpreta la "Rina", cortigiana
extra large personaggio inventato da Federico fellini per i Legnanesi.
L'universo del cortile gravita di tanti personaggi, citiamo la Carmela
terrona (Franco CuriA) e la zitella beghina (Giovanni Mercuri). Ventuno
attori in scena rigorosamente dilettanti, seguiti da altrettanto personale
al seguito fra le sarte macchinisti tecnici. Un bilico di costumi e scenografie,
per dar vita a uno spettacolo che è parte della tradizione meneghina.
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